Da Timisoara a Braila

foto di Mariana Fusco

Il viaggiatore conosce bene il mestiere del vagheggiare, e conosce altrettanto bene che accade sempre ciò che non ti aspetti. Un aeroplano sonnacchioso giunge a Timisoara proveniente da Bari alle ore otto di una mattinata soleggiata di Giugno. La città rumena a primo sguardo ci appare malconcia, nonostante gli artificiosi fasti di un centro cittadino, addobbato per accogliere un discutibile turismo. Timisoara fa fatica, la città mostra antichi splendori che si porta dietro con un fare nostalgico e melanconico. Gli edifici barocchi di Piata Victoriei hanno assistito ad un susseguirsi di cadute rovinose, con un piglio implacabile, dopo una partenza gloriosa e rispettabile. Timisoara fu la prima città europea ad essere provvista di illuminazione elettrica pubblica, con strade vestite a festa, correva l’anno 1884. Abbiamo poco tempo per immergerci nella città, e quindi esprimere un giudizio meditato, un minivan ci aspetta per condurre me, Mariana e il nostro piccolo Jacopo Maria di soli nove mesi, nella cittadina di Braila. Il tragitto, non dei più semplici, ben dieci ore di strade extraurbane ci separano dal villaggio sul Danubio. Jacopo Maria non fa una piega e alterna un sonnellino ad una poppata, ignaro della guida sportiva del nostro autista, sa che ad attenderlo ci saranno i volti monelli di decine di fratellini della casa missionaria del “Sorriso di Mariele”. Ricordate Mariele Ventre e il suo Zecchino d’oro? Ebbene la nostra amata maestra di coro, non ha smesso di far cantare i suoi angioletti, e ha previsto che tutti i suoi averi fossero impiegati nella costruzione di strutture di accoglienza ai minori, questo è il suo sorriso, e risplende fiero nel villaggio fluviale di Braila. Certo la sua opera aveva bisogno di attori formidabili per andare in scena, e le Clarisse Missionarie che operano a Braila ne sono un valido esempio. Non ritengo utile esibire i nomi di ognuna di loro, poiché in tante si sono alternate e tutte hanno provveduto ad allargare il sorriso di Mariele. Scendiamo alla stazione dei pullman e Jacopo Maria dorme ancora. Braila è un pugno allo stomaco, è qualcosa che non ti aspetti, palazzi nobiliari, intere strade lastricate di sampietrini, un rigoglioso parco pubblico sulle rive del Danubio, una chiesa greco-ortodossa del 1800, l’antica Torre dell’Acqua, il teatro Maria Filotti, il palazzo della Cultura ed importanti edifici de XIX secolo. Tutto questo splendore, per dirla alla Pasolini, non riesce a splendere. La povertà si annida in ogni anfratto di Braila e come una polvere sottile aleggia ovunque. Questo però è ancora uno sguardo sussiegoso e poco meditato. Pasolini avrebbe raccontato ogni bene di quella polvere sottile, facendola splendere più dei tetti di Samarcanda. In quella povertà io mi sono specchiato, ho visto tutta la mia miseria e ne ho fatto meraviglia. Braila, adagiata sulla riva sinistra del fiume, era nel XIX secolo uno dei più importanti porti danubiani di Valacchia. Questo voleva dire ricchezza e nobiltà, poiché chi attraversava il Danubio passando dal porto di Braila, era obbligato a pagare lauto dazio per il passaggio, il Danubio era una importantissima rotta commerciale, ed essendo un fiume, ogni porto era una tappa obbligata, ecco come si spiega la fattezza aristocratica della cittadina. Ad ogni modo questa decadenza mi raggiunge sempre con estremo fascino, come se mi parlasse più intimamente rispetto a contorni che tendono alla perfezione, che non raggiungeranno mai. Ora non faccio spoiler di quanto è accaduto nella casa di Mariele, dei bimbi e delle Clarisse, mi piace custodire certi movimenti interiori. Questo non vuol dire che quella casa non sia aperta, tutt’altro! A Braila non resterete mai soli e delusi, se vi lascerete trasportare dalla gioia di quei bimbi, sempre pronti a regalarvi un abbraccio sincero. Un abbraccio che non conosce distanze. religioni, credenze, culture e confini. A Braila ho imparato che niente è come sembra, come dite sono parole di Franco Battiato? Beh si avete ragione, ma ogni parola diventa un pò nostra se ci parla al cuore, son certo che Francuzzo sia d’accordo con me. In quell’antica perla, adagiata sulla riva sinistra del Danubio, ho imparato che i confini sono una pessima invenzione dell’essere umano, e che il bianco e nero sono contrapposti solo sulla pedana degli scacchi. A Braila nessuno fa scacco matto, le pedine si mescolano come il sapore buono del pane, continua a confondersi fragrante e millenario, in quel villaggio che avrà sempre un posto speciale nel mio povero cuore.

Italo Maria Lopez

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