IL CUORE DELLE COSE(Kokoro) Letteratura giapponese come ricerca della felicità vera

di Italo Maria Lopez

Ho scoperto questo splendore letterario di Natsume Soseki, gustandomi il manga “Voglio mangiare il tuo pancreas”, e come una mistica matrioska, mi sono stati rivelati due tesori, uno nell’altro. Nel film anime, Haruki Shiga è uno studente introverso, divoratore di romanzi, e tra questi spunta in un rapido passaggio che non può passare inosservato a chi è in perenne viaggio, il libro di Soseki: Il cuore delle cose. Ho preso contatto con questo romanzo con lo spirito stupidamente saccente di chi ha ancora da leggere Bulgakov e la Yourcenar, e poco tempo da perdere con i libretti da manga adolescenziali. Come ben comprenderete, mai stato più felice di verificare il mio errore, pagina dopo pagina, emozione dopo emozione.

“L’ho sempre chiamato maestro, e così farò anche qui. Scriverò di lui come del maestro, senza svelarne il vero nome, non tanto per la reticenza o timore della pubblica opinione, ma perché mi é più naturale. Quando richiamo alla memoria la sua persona, sempre mi vien voglia di dire maestro, proprio come mi accade se prendo in mano la penna. Non me la sento di scrivere di lui in nessun altro modo”.

Questo è l’incipit del romanzo, non fai in tempo ad accorgetene e sei dentro, dentro una storia semplice, intima e sognante. E’ il racconto di un giovane che incontra un uomo, un giovane come tanti ed un uomo come pochi. Due età diverse, diverse prospettive, chi ha a ancora tutto da costruire e chi possiede tanto da trasmettere. Il paesaggio è quello rurale e flemmatico del Giappone dei primi del 900. Ci troviamo in una Tokyo, che somiglia ad un dipinto ad acquerello, è in questo quadro fuori dal tempo che il giovane e il maestro, si uniscono in passeggiate pomeridiane lente e per niente banali. Conversazioni profonde, somministrate con la semplicità della chiacchierata, volta a sviscerare le trame della vita. Uno scambio di vite di chi in silenzio cammina verso il crepuscolo e medita sulla fine del percorso, e chi ha da poco visto l’alba, e da quel crepuscolo si lascia cullare per orientare la rotta. Un intreccio di sentimenti tra due persone diverse e silenziose, che conoscono però lo spirito umile e prezioso dell’ascolto e della comprensione.

<<C’è davvero colpa, nell’amore?>> domandai all’improvviso.

<<Certamente>>. Il tono della risposta era forte, come lo era stato prima.

<<Ma perché?>>

<<Lo capirai presto. Anzi dovresti già averlo capito. Il tuo cuore non è stato reso inquieto dall’amore, qualche tempo fa?>> Provai a cercare dentro di me, ma vi trovai il vuoto. Non c’era niente che io potessi ricordare.

<<Dentro di me non c’è nemmeno una ragione d’amore. Maestro non intendo nasconderle niente>>.

<<Proprio perché non hai una ragione d’amore, ti muovi. Se tu fossi innamorato di qualcuno, invece non sentiresti il bisogno di muoverti>>.

<<Ora non mi sto muovendo>>.

<<Non ti sei forse mosso verso di me perché ti sentivi insoddisfatto?>>

<<Si, forse è così. Ma questo non ha nulla a che vedere con l’amore>>.

<<E’ un gradino verso l’amore>>.

Nostalgia e malinconia prendono respiro tra le pagine di questo volumetto, il Maestro è tanto affezionato al ragazzo ma non ama ricevere domande sulla sua storia personale. Lui vuole porre i riflettori sul giovane amico, intende concentrarsi e dare il meglio, prendersi delle responsabilità. Non è così che dovrebbe essere tra due persone che si vogliono sinceramente bene? Ora è il turno del ragazzo, ci sarà tempo per aprire il cuore del maestro, nessuno ci è riuscito, anche perché non vi è alcun bisogno. Il ragazzo ci riuscirà, lentamente, con semplicità, senza invadere, con fare riflessivo, esattamente come lo stile narrativo del romanzo.

<<Maestro, perché non facciamo una passeggiata? E’ una giornata così bella!>>

<<Una passeggiata? E dove?

Non importava dove. Volevo solo andare verso la campagna con lui. Un’ora dopo, come volevo, eravamo alla periferia, e camminavamo senza meta in luoghi tranquilli dove città e campagna si confondevano. Colsi da una siepe di biancospino una giovane e tenera foglia, e cominciai a soffiarvi sopra facendola fischiare.

<<Ma perché non è interessato più alla lettura come un tempo?>>

<<Non c’è un perché…Forse la colpa sta nella certezza che, nonostante i libri letti, non divento un uomo migliore. E poi…>>

<<C’è dell’altro?>>

<<Non è che ci sia dell’altro, ma prima mi sentivo imbarazzato per la vergogna di non sapere qualcosa di fronte agli altri. Da qualche tempo, invece, ho cominciato a non vergognarmi più di non sapere; senza accorgermene, non mi è più venuta la voglia di leggere. In poche parole ero diventato vecchio>>.

Come Socrate e l’allievo Platone, i due protagonisti di Kokoro, scandiscono il tempo a passo lento, volteggiando negli animi in continua ricerca. Ognuno ha da dare, e ognuno ha da ricevere, senza vergogna e con le mai aperte ad accogliere l’acqua che scorre, inesauribile e fresca. Immergendoci tra le righe del romanzo, ci sarà aperto un ventaglio di importanti riflessioni, occorre prendere respiro e andare giù, nel profondo. Il ragazzo viene spinto dal Maestro a non lasciare nulla al caso, ad avere il coraggio di osare, restando fedeli alla propria autenticità. Non deve lasciarsi sfuggire nulla, la vita sta passando qui, ora, e presto la guarderemo di spalle, misurando le distanze, incolmabili distanze.

“Forse ripeto cose notissime, ma io penso che perché nasca l’amore ci debba inizialmente essere il senso della novità, e che questo stimolo possa non essere avvertito da due persone che sanno tutto l’uno dell’altra. Come l’odore dell’incenso si sente solo nell’attimo in cui comincia a bruciare, e come il sapore del sakè viene avvertito nell’istante in cui si inizia a berlo, allo stesso modo c’è nell’amore un attimo nel quale si avverte tutto il suo potere. Ci potrà forse essere affetto, ma non amore, fra due persone che sono arrivate a conoscersi senza mai avere afferrato quell’attimo”.

E’ un romanzo complesso, non è una storia per tutti, ma vi esorto a non lasciarvi sfuggire la delicatezza di questa carezza, merita la lettura, seppur solo per fermarsi un’attimo e chiudere gli occhi alle brutture che calpestano il nostro spirito. Natsume Soseki, con questa perla entra di diritto tra i grandi della Letteratura giapponese del Novecento. Una potenza letteraria che dall’inizio alla fine vi condurrà a verificare con semplicità, le evoluzioni dell’animo umano in tutto il suo percorso esistenziale e cronologico, che tu, viandante, sia all’alba o al tramonto, fermati solo quando avrai trovato l’ Amore.

<<E’ ora di andarcene. Il giorno sembra molto lungo, ma se restiamo ancora qui, pigramente seduti, il crepuscolo arriverà molto presto>>.

Sulla sua schiena c’erano i segni della panchina sulla quale era disteso, e gliela ripulii con le mani.

<<Grazie. Si è attaccata della resina?>>

<<No, è venuta via bene>>

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