Sahara: il deserto più blues del pianeta

Sahara: il deserto più blues del pianeta

di Italo Maria Lopez

Il confine tra Marrakesh e il deserto è sottile e lento, sottile come la sabbia che colora il viso dei mercanti di datteri di piazza Jamaa el Fna, e lento come il fluire del tè alla menta sapientemente versato tra i banchi deliranti del souk. Lasciato il riad alle prime luci dell’alba, il fuoristrada attraversa con indifferenza le ampie vie di epoca francese di Gueliz per puntare dritto alle dune dell’antica oasi di Merzouga. I chilometri da percorrere sono 558, per circa otto ore di traversata, sono le montagne dell’alto Atlantide ad allungare le distanze, occorre salire e scendere, come l’usanza di versare il tè, non vi è altro modo, fortunatamente. Un viaggio fantastico ti prenderà per mano sulle antiche rotte delle carovane, la città fortificata di Ait-Ben-Haddou adagiata lungo il fiume Quarzazate è il primo posto dove prendere respiro, immersi in concetti abitativi tribali e fangosi, prezioso sito Unesco. Dopo aver masticato chilometri di tornanti di montagna, l’alto Atlantide cede il passo alla pianura pietrosa, colorata dal rosso della terra e dal verde fiero delle palmeraie, qui sorge Quarzazate. Il viaggio è affascinante, silenzioso e mistico, è qui che al calar del sole le prime carovane che da Marrakech dovevano raggiungere Timbuctu facevano meritata sosta. Il Marocco possiede svariate kasbah, ma a Quarzazate, nel cuore delle oasi pre-sahariane, dovete prendere un’ altro respiro, la Kasbah di Tauoirt è impressionante. Mancano 366 km per cavalcare le dune di Merzouga, non temere, non ti sarai annoiato un solo istante, le rigogliose gole du Dades segneranno il tuo passo. Il silenzio di terra e roccia cede il fianco al borbottio instancabile delle acque di torrenti, che scavano, che hanno sempre scavato, sino a formare canyon suggestivi colmi di innumerevoli tesori, mais, foraggio, menta, erba medica e preziosi alberi da frutto: pesche, fichi, mandorle, melograni. Asini zuppi di felicità, stracolmi, passeggiano lenti e convinti di esser giunti nei giardini di Eldorado, e chi può dire il contrario. La sabbia di Merzouga si comincia a respirare, eccola lì la porta di Erg Chebbi, nel basso Marocco di confine, a un sibilo dall’Algeria. Ora fai il respiro più profondo, mettiti comodo, è scesa la sera tra le dune e i Tuareg hanno acceso il fuoco. E’ il momento del tè, è sempre il momento del tè in Marocco. Le tende brune cercano riparo tra le innumerevoli stelle del Sahara, poche volte ne avrai viste così tante, porta il naso all’insù e rilassati, i nomadi del deserto vestiti di blu, non hanno mai smesso di suonare il loro blues, intorno al fuoco, sotto un cielo indefinibile. Il blues è strada, fatica, terra rossa, carovane, torrenti sotterranei, volti di sabbia e antichi bisbigli. Il Sahara è il deserto più blues del pianeta. Fidati, se ami il blues non puoi non ascoltare quello dei Tuareg.

foto di Mariana Fusco
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